Verba manent

"Spesso non si accetta che le persone mettano i loro dettagli per fare casa"
(Antonietta Potente)

Oltre l'immagine

DiversitĂ 

lunedì, 15 ottobre 2007



Prima che sia troppo tardi

Innanzitutto, solidarietà significa che bisogna rinsaldare le parole alla vita e la vita alle parole. Assieme alle politiche, si sono corrotte anche le parole, sino a riattualizzare concetti che speravamo superati come quello di “guerra giusta” o a inventarne di ambigui, ipocriti, come quello di “guerra umanitaria”. Parole come centri di accoglienza, che sono carceri, parole come casa famiglia ma in realtà istituti, mobbing...
E questo è un impegno che deve cominciare da noi stessi. La solidarietà non può essere costruita delegando e nemmeno limitandosi a puntare il dito sulle manchevolezze degli altri. Va costruita a partire dal proprio stile di vita, con rigore, coerenza, senza clamori e protagonismi. Con la pazienza necessaria a percorrere un cammino che non ammette scorciatoie. Un cammino, soprattutto, che ciascuno è chiamato ad affrontare in prima persona, ma che può raggiungere mete significative solo se viene fatto insieme.

Prima che sia troppo tardi

Apriamo gli occhi C’è una “guerra” tra poveri e contro i poveri che si svolge ogni giorno nelle nostre periferie e che viene strumentalizzata per politiche sulla sicurezza ciniche e cieche.

Prima che sia troppo tardi

Chiediamo più impegno per la cooperazione, per una differente efficacia della diplomazia e un’ONU, una banca mondiale, profondamente rinnovata, più rispetto per i diritti umani, per l’ambiente e il clima, in una diversa agenda e nuove priorità politiche.

Prima che sia troppo tardi

Ascoltiamo la voce che chiede un’economia di vita e autentiche scelte di disarmo. Da molto tempo c’è una curva crescente, un’impennata ormai, dei profitti delle imprese e del commercio di armamenti, che nel 2006 hanno raggiunto i 1204 miliardi di dollari; per il 2007 gli Stati Uniti hanno stanziato 622 miliardi di dollari, la cifra più alta dalla fine della Seconda guerra mondiale. E non è un caso che le due curve, profitti e armamenti, salgano insieme. E’ in corso la terza guerra mondiale e noi non ne siamo sfiorati con un dito.



Prima che sia troppo tardi

Non è più tollerabile che in Darfur, in Iraq, nella Birmania, nella striscia di Gaza si continui a morire, e in Italia la scena pubblica è troppo spesso occupata da fatti di cronaca seguiti con attenzione morbosa o da sterili polemiche politiche.

Prima che sia troppo tardi

Chiediamo una diversa legge sull’immigrazione, perché la solidarietà si costruisce a partire dall’accoglienza, imparando a guardare agli altri come una risorsa e costruendo insieme a loro percorsi di cittadinanza, di condivisione, di corresponsabilità.

Prima che sia troppo tardi

Abbandoniamo questa politica troppo centrata sull’“io” e chiediamo con forza una politica calata nella dimensione vitale del “noi”, senza la quale ogni problema è destinato a incancrenirsi, ogni ferita a infettarsi senza rimedio.

Prima che sia troppo tardi

Ritorniamo a pensare e pensarci al plurale, rimettendo al centro gli interessi generali, contro i privilegi e i particolarismi, e a porre in alto nella scala dei valori l’uomo, la sua integrità e dignità, contro ogni violenza e logica di morte.

Prima che sia troppo tardi

Rientriamo in noi stessi per essere in grado di ascoltare il gallo che da 40 anni canta per svegliare le coscienze addormentate di noi tutti, che dico da 40 anni già 2000 anni fa un gallo cantava per richiamare l’ attenzione, per mettere in luce il tradimento più grande della storia. Tradire la propria coscienza, tradire la verità delle cose, tradire il proprio essere umani.
Oggi, prima che sia troppo tardi… mettiamo mano alla solidarietà.
"se uno dice 'amo Dio' e odia il suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede".

GLI OTTO OBIETTIVI DEL MILLENNIO:
1. Dimezzare la povertà assoluta e la fame nel mondo.
2. Assicurare l'istruzione elementare a tutti i bambini e le bambine del mondo.
3. Promuovere la parità fra i sessi.
4. Ridurre di 2/3 la mortalità dei bambini al di sotto dei 5 anni di età.
5. Ridurre di 2/3 la mortalità materna.
6. Fermare ed invertire il trand di diffusione dell’HIV/AIDS.
7. Assicurare la sostenibilità ambientale.
8. Sviluppare un partenariato globale per lo sviluppo: cooperazione allo sviluppo, cancellazione del debito estero dei paesi più poveri, coerenza delle politiche, governance mondiale.

don Francesco
postato da: Apriti alle ore 18:34 | link | commenti
categorie:
martedì, 07 agosto 2007




Brucia. L'Italia brucia. La nostra aria brucia.
Ci stanno privando dei polmoni, del respiro, della vita.
Abito in una splendida valle chiusa ad anfiteatro da una catena di monti, solitamente verdi per la macchia mediterranea, oggi completamente neri o pezzati del poco verde rimasto.
In queste settimane ho visto iniziare almeno dieci incendi e tutte le volte che ho chiamato il 115 (Vigili del Fuoco) ho sentito la delusione dell'operatore e una nota di impotenza nella sua voce. Non ci sono mezzi per fronteggiare tutto questo fuoco, nè naturali (alberi e piante) nè di pronto intervento. Proprio ieri ho notato che stanno usando elicotteri militari a doppia elica per il trasporto... insomma, è guerra.
Non possiamo sostenere questo scempio.
Chi sa qualcosa si faccia avanti, parli. Mi rifiuto di pensare che moriremo d'omertà.

Chiudo con un pensiero ai nostri amministratori... applichiamo la legge!

Francesco
postato da: Apriti alle ore 11:40 | link | commenti
categorie: attualitĂ 
venerdì, 20 aprile 2007


Come ogni processo educativo non inizia con l’età dello sviluppo, ma con la nascita di ogni persona e tenendo conto delle influenze prenatali; si può dire che il percorso educativo inizia dal momento in cui i futuri padri e madri decidono di dare inizio ad una nuova vita.
I bambini assorbono dagli adulti il percorso educativo che coinvolge i sentimenti, la fantasia, la natura, gli animali; i bambini imparano dai genitori e dalle figure di riferimento che hanno intorno. La persona che apprende lo fa con tutti i suoi problemi psicologici e ha bisogno di una buona relazione con se stesso e con gli altri. La fiducia, la sperimentazione della condivisione e della comunione, l’esperienza dell’intimità, tali valori creano legami educativi fondamentali per vivere e fondare la propria vita su ciò che è invisibile agli occhi: Voi siete belle, ma siete vuote, non si può morire per voi. Il mio segreto è molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi. E’ il tempo che tu hai perduto per educare... al nulla, alle cose visibili, che ha fatto diventare le cose visibili invisibili. Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi Responsabile per sempre di quello (“Il Piccolo principe” di Saint-Exupery) che hai sperimentato e ricevuto, tu sei/io sono Responsabile della mia formazione.
Nel mondo contemporaneo dove tutto ha un prezzo e ogni bene ha un costo sembra che anche l’educazione sia diventato un mercato di mercenari. Tutto viene svolto per realizzare un progetto fondato sull’efficienza, sulla produttività dove l’uomo deve essere educato alla produzione perché solo se produce vale.
Bisogna liberare la cultura da questa mentalità diabolica, dobbiamo ridare all’uomo la possibilità di pensare il proprio futuro, la propria realizzazione, il proprio bene: non l’uomo faber ma l’uomo cogitans. Educare l’uomo a cercare l’essenziale invisibile creando la cultura della vita e dell’amore, dove la persona vale per quello che è non per quello che fa. L’educare è una questione del cuore, educa solo chi ama se stesso e sa accogliere l’altro con le sue diversità.
Riconoscere l’altro da me:
Sei una gabbiana…Ti abbiamo protetta fin da quando sei uscita dall’uovo. Ti abbiamo dato tutto il nostro affetto senza alcuna intenzione di fare di te un gatto. Ti vogliamo gabbiana. Sentiamo che tu ci vuoi bene, che con te abbiamo imparato qualcosa che ci riempie di orgoglio: abbiamo imparato ad apprezzare, a rispettare e ad amare un essere diverso. E’ molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci hai aiutato a farlo. Sei una gabbiana e devi seguire il tuo destino di gabbiana. Devi volare. Quando ci riuscirai, Fortunata, ti assicuro che sarai felice, e allora i tuoi sentimenti verso di noi e i nostri verso di te saranno più intensi e più belli, perché sarà l’affetto tra esseri completamenti diversi (“Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” – Luis Sepulveda).
Prendersi cura della formazione diventa indispensabile “la relazione alle cose prende la forma del prendersi cura, la relazione agli altri, dell’aver cura. Due sono infatti le possibilità “estreme” dell’aver cura. La prima consiste nel sollevare gli altri dalla “cura”, sostituendosi a loro (…) intromettendosi al loro posto. Gli altri sono esclusi, retrocessi, per ricevere, a cose fatte e da altri, già pronto e disponibile, ciò di cui si prendevano cura, risultandone del tutto sgravati..Gli altri vengono usati e trasformati in contenitori da riempire, vengono trasformati in dipendenti e in dominati, anche se il predominio è taciuto e dissimulato. La seconda possibilità, invece presuppone gli altri nel loro poter esser, non già per sottrarre loro la Cura, ma per inserirli autenticamente in essa. La cura autentica, riguarda l’esistenza degli altri, non le “cose” da procurare loro, li chiama in causa in quanto soggetti, li aiuta a divenire consapevoli e liberi per la propria cura. La prima forma è un “sostituirsi dominando”, la seconda un “anticipare liberando” (M.Conte,La “cura”: tema esistenziale e competenza pedagogica in “Disagio, lavoro di cura e relazione di aiuto”,CLEUP, Padova 2000 - M Heidegger, Essere e tempo, Longanesi, Milano 1976)
"L’arte di educare” è un vocazione che rende la persona libera di scegliere; l’impegno educativo chiede alle agenzie formative di educare la persona a incarnare nella storia il suo Esserci e a “Fare spazio affinché l’altro possa Esserci”.

don Carlo
postato da: Apriti alle ore 11:39 | link | commenti
categorie: editoriale
mercoledì, 18 aprile 2007

Comunico dunque sono


Nel secolo scorso l’energia elettrica ha determinato lo sviluppo della società industriale . Oggi internet e le altre tecnologie dell’informazione stanno cambiando la nostra vita grazie alla loro capacità di farci comunicare ovunque siamo in modo interattivo. I telefoni cellulari sono la tecnologia di comunicazione più diffusa: nel 1991 c’erano 16 milioni di cellulari, oggi nel 2007 sono più di 2,3 miliardi, su una popolazione di 6,4 miliardi di persone. E anche se sono diffusi in modo diseguale, possiamo dire che oggi i cellulari sono diventati un tratto caratteristico della nostra epoca, addirittura oserei dire, sembrano essere un nuovo organo vitale acquisito dal nostro corpo umano. Per fortuna la storia della tecnologia insegna che le persone si appropriano di ogni invenzione, adattandola ai loro bisogni. E se certi strumenti non gli servono, semplicemente non li comprano. In molti casi, come è successo per internet e i cellulari, sono gli utenti a sviluppare le applicazioni, dalla posta elettronica alle chat fino agli usatissimi sms, che all’inizio erano considerati una funzione secondaria dei telefonini, ora sono diventati la funzione preferita e primaria per la comunicazione … come mai?
Dunque i cellulari sono diventati uno strumento (se non la causa) di una straordinaria trasformazione sociale in corso su tutto il pianeta. L’impatto del telefonino sulla vita familiare, per esempio, ha stravolto l’organizzazione basata sul pater familias e sugli orari rigidi della vita comune. La famiglia oggi è un insieme di individui, ognuno con un lavoro, degli impegni, una rete di relazioni sociali e degli orari in continuo cambiamento. Le ricerche dimostrano che il telefonino aiuta a coordinare e a concordare gli incontri e le attività di tutte le persone che fanno parte della famiglia. C’è di più: la maggiore autonomia dei bambini, riflesso dell’ individualismo libertario dei genitori e dell’ aumento dei loro impegni, non crea ansia anche perché le madri possono chiamare in ogni momento i bambini ( e viceversa). E’ un modello di autonomia con una rete di sicurezza.
Sono queste abitudini familiari ad aver contribuito alla diffusione del cellulare al di là dell’ uso professionale per cui era stato concepito inizialmente. Ecco come si spiega, per esempio che in Italia il 50 per cento dei bambini dai dieci ai quattordici anni ha un telefonino, e così nel resto d’Europa. Ma i bambini e i giovani fanno uso del telefonino che va oltre i confini familiari,, trasformandolo in un elemento fondamentale della loro vita nella comunità virtuale. La cultura giovanile si basa, come sempre, sul rapporto privilegiato di sostegno e comunicazione tra amici della stessa età per fare fronte comune contro gli adulti, la caratteristica del nostro tempo è che il cellulare e internet permettono di mantenersi in contatto costante. Un sms o una chiamata equivalgono a dire che si è vicini, rafforzando il modo di essere e di condividere la vita. Fino al punto di far nascere un linguaggio specifico, che gli esperti hanno denominato TEXTING, nato per riuscire a comprimere la vita nei 160 caratteri dello schermo del cellulare e poi diventato una vera è propria lingua. Il maggior pregio del cellulare è che ci permette di comunicare con gli amici, l’ ambiente di lavoro e il mondo in qualsiasi momento e luogo, più che il fatto di poterlo usare quando siamo in movimento. In realtà la maggior parte delle chiamate fatte con il telefonino partono da casa, dal lavoro o da scuola, cioè da luoghi dove andiamo spesso e dove c’è un telefono fisso. Così si trasformano il tempo e lo spazio della stessa vita. Il tempo si comprime all’infinito perché accumuliamo cose da fare ovunque ci troviamo: non c’è spazio per l’ inattività. Anche alla fermata dell’ autobus o nella sala d’ attesa del medico possiamo comunicare con tutti. Il lavoro invade il tempo libero, l’ informazione non smette di accumularsi nel nostro cellulare, la casa e l’ ufficio si sovrappongono nelle reti della comunicazione. Se possiamo collegarci alle nostre reti di comunicazione e da lì alle reti di tutto il mondo, possiamo organizzare manifestazioni e diffondere proclami. Non si tratta di speculazioni futurologiche. Sappiamo che non siamo mai isolati, che facciamo sempre parte di una rete di comunicazione, dovunque ci troviamo. E che siamo sempre rintracciabili, naturalmente. Addio alla solitudine. Comunichiamo, quindi esistiamo. La nostra vita si esprime attraverso le nostre reti. Siamo mobili anche se siamo immobili. Il vortice delle nostre speranze, dei nostri timori delle nostre realtà gira di continuo, aspettando sempre una chiamata anche se è solo uno squillo.
don Francesco
postato da: Apriti alle ore 21:41 | link | commenti (1)
categorie: attualitĂ 
lunedì, 16 aprile 2007

Ricominciamo!!


Una lunga pausa... ma davvero lunga!
In compenso è stato un tempo necessario per risistemare le idee e la redazione.

Ah... sapete la notizia?
C'è la redazione ora.
Risponde ai nomi di: don Francesco, Annalisa, Costanzo, Eleonora e Orlando.
Sono stati loro a preparare gli ultimi numeri di Effatà, tra cui quello che forse avete in mano.

Ora toccava proprio al blog rimettersi in moto.
E' successo, finalmente.

Qualcosa ho sistemato oggi.
A breve vedrete anche le nuove modifiche, a cominciare dagli articoli.

Mi raccomando, controllate.
Pace e bene
Francesco
postato da: Apriti alle ore 21:34 | link | commenti (1)
categorie: varie